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15 luglio 2010

La sabbia è d'oro

Eppure non è così profonda, l'ombra degli ombrelloni. 
L'Italia dei servizi balneari è diseguale, ma l'indice "ombrellone + due lettini" è comunque un metro di misura.
Si va dai 15/20 euro al giorno della Romagna ai 40/50 della Versilia ai 60-80 delle esclusive calette liguri. 
Chi conosce il mercato non fatica a fare due conti: un "bagno" medio in buona posizione può fatturare (si fa per dire: non c'è obbligo di scontrino) tra i 130 e i 200 mila euro a stagione
Se c'è il bar, fanno altri 150-200 mila, il doppio se il bar è anche ristorante
E quanto pagano allo Stato queste aziendine estive
Questo si sa con precisione. 
Il canone è fissato per legge. 
Eccone i mirabolanti importi annui: 1,19 euro per metro quadro di arenile, 3.39 euro per metro quadro di superficie coperta (che sia un ripostiglio o un ristorante non fa differenza). 
Risultato: per un bagno medio di 2000 metri quadri, con un centinaio di ombrelloni e un ristorante da 200 metri quadri, l'affitto annuo è di 3.448 euro
Fa meno di dieci euro al giorno
Venti, se calcoliamo solo la "stagione".  
Insomma basta la rendita di un solo ombrellone a pareggiare il costo della concessione demaniale
Non che lo Stato non ci abbia provato, a colmare la ridicola sproporzione. 
Ma è sempre stato sconfitto dalla resistenza di una categoria finora compattissima e coccolata (e temuta). 
Nel 2003 il governo rincarò i canoni del 300%. 
Sembra tanto: ma il triplo di pochissimo è sempre poco. 
Esplose lo stesso la rivolta dei bagnini: dopo quattro anni nessuno aveva pagato il rincaro, poi cancellato dalla Finanziaria del 2007.
Che tentò un ripiego: impose alle Regioni di rivedere al rialzo le categorie di "valenza turistica", abolendo la classe C e ricollocando in classe A (con quasi raddoppio del canone) gli arenili pregiati.
Ebbene: nessuna regione, «neppure quelle con spiagge di eccezionale attrattiva», lo ha fatto. La quasi totalità degli stabilimenti balneari italiani risulta tuttora collocata in classe B
A Rimini, ad esempio, Perla dell'Adriatico, una sola spiaggia è in classe A, quella del felliniano Grand Hotel, mentre un chiosco continua a pagare massimo 769 euro anche se è di fatto un ristorantino da 250 metri coperti, che se fosse oltre il lungomare pagherebbe d'affitto tra 50 e 80 mila euro. 
Cosa spinge le Regioni a sottovalutare il reddito potenziale delle spiagge
Perché in una stagione di tagli ai servizi essenziali nessuna ha voluto aprire un po' quel rubinetto che gocciola appena? 
La risposta è semplice: chi glielo fa fare, a un assessore regionale al turismo, di inimicarsi la categoria cruciale dei bagnini senza guadagnarci nulla, cioè solo per far arrivare più soldi allo Stato centralista
Infatti hanno ritoccato solo (al 10%) la quota dei canoni che resta in tasca alla Regione. 
E così, per rivalità tributarie fra istituzioni del medesimo Stato si è andati al disastro contabile: il bilancio 2007 prevedeva un introito di 215 milioni, ne incassò solo 85, per l'ira dell'Agenzia del Demanio che ha ipotizzato perfino «il possibile profilarsi di danni erariali» da addebitare alle regioni inadempienti. 
Solo in Versilia il mancato adeguamento ha fatto perdere alle casse pubbliche 14 milioni di euro in tre anni.

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