Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance, dalla relazione di ieri alla sua assemblea non ha lasciato fuori veramente nulla: nulla dello scenario edilizio di Milano e dintorni.
Un parterre importante, anche merito del clima elettorale, e certo attento - solo il ministro Brunetta ha dovuto zittire qualcuno, forse dissenziente, durante il suo intervento - attento, dicevamo, a non perdere un solo passaggio della relazione.
Difficile condensare in poche righe dunque un discorso durato più di un' ora e ricco di spunti: il desiderio di contare di più come categoria d' imprenditori che contribuisce per oltre il 20% alla formazione del Pil; il richiamo a una politica di prodotto - innovativo - per uscire dalla crisi e cogliere i nuovi bisogni di qualità della vita; un' assunzione di responsabilità sulla bontà del prodotto edilizio; una presa di distanza dalle attività meramente finanziarie causa della recente crisi mondiale; un richiamo alla legalità come garanzia prima della lealtà concorrenziale; un' orgogliosa difesa del proprio ruolo e della dignità imprenditoriale che ha toccato le corde migliori degli imprenditori in sala. In sala non solo rappresentanti delle forze politiche ma anche uomini del grosso blocco immobiliare: i poteri forti. Che effetto avrà fatto alle loro orecchie il discorso di De Albertis? Nessun effetto ci giurerei. NON credo che li abbiano nemmeno turbati le parole dell' assessore Masseroli, che rivendica all' amministrazione pubblica un ruolo forte nella gestione dell' equilibrio tra interesse pubblicoe privato. Per l' assessore gli esami non sono ancora cominciati: saranno la presentazione definitiva del Piano di governo del territorio. Lì si vedrà. Nella relazione di De Albertis non poteva mancare un forte accenno alle difficoltà di rapporto con una burocrazia invadente, imbrigliata da una legislazione sovrabbondante e, in molti casi, inefficiente. E qui manforte gli è arrivata dal ministro Brunetta. Curioso uomo quest' ultimo: ha parlato per mezz' ora abbondante rivendicando il suo ruolo di grande economista e ammanendo agli uditori la sua ricetta di come uscire dalla crisi. In pillole, la sua ricetta è questa: i famosi subprime erano stati inventati per stimolare i consumi finanziando il mercato edilizio generando però una crisi che ha minato l' economia reale.
Facciamo riprendere l' edilizia che finanzierà i consumi così riprenderà l' economia reale. Ricominciare da capo per finire dove si sa. Ma non si è fermato qui: ha rispolverato il vecchio adagio che quando l' edilizia va, tutto va. No, le cose non stanno così e, a meno di un improponibile investimento pubblico gigantesco, il motto va letto in altro modo: il segnale che tutto va bene lo dà l' edilizia che va.
Inarrestabile poi ci ha assicurato che il potere d' acquisto di 30 milioni d' italiani è aumentato e dunque possono investire in consumi ma soprattutto in case ma non lo fanno per paura (Berlusconi docet). Signor ministro perché, ammesso che il potere di acquisto sia aumentato, lei insiste nel confondere la paura con la prudenza?

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