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13 giugno 2009

Immobili, forse in Italia crisi deve ancora arrivare - esperti

MILANO, 11 giugno (Reuters) - Forse la crisi del mercato immobiliare in Italia, accompagnata da un drastico calo dei prezzi, deve ancora arrivare e quella in atto da ormai molti mesi, che vede essenzialmente una rarefazione delle transazioni, è solo un assaggio.

E' la tesi di diversi operatori del settore che oggi hanno discusso del futuro del mattone in un incontro all'Eire, la fiera milanese del real estate.

Il più esplicito è Manfredi Catella, AD di Hines Italia, secondo cui "il mercato italiano la crisi non l'ha ancora vista": "Mi attendo un ribasso dei prezzi molto significativo, diciamo superiore al 25%", dovuto all'arrivo sul mercato di nuovi prodotti, ora in via di realizzazione, e di immobili che saranno forzatamente messi in vendita da realtà in difficoltà.

"Ci sarà un grande divario tra i prezzi a seconda della qualità, con gli immobili migliori in vendita con sconti del 25-30% e con immobili senza appeal che si troveranno a perdere anche il 100% del loro valore", sostiene Catella, che con Hines guida il ridisegno urbano dell'ampia area di Porta Nuova a Milano.

Anche Luca Lucaroni, Cfo di Beni Stabili (BNSI.MI: Quotazione), conviene che "la crisi, accompagnata da un forte calo dei prezzi, deve ancora cominciare". Gli effetti della crisi dell'economia, spiega, non sono ancora arrivati neanche per gli affitti, che soffriranno "la minore domanda di spazi".

Un possibile aiuto, dice, potrebbe venire da un lato "da un ritorno alla disponibilità bancaria" a finanziare il settore e, dall'altro, "dalle aspettative di inflazione", che "riportano automaticamente in luce il mattone come bene rifugio".

Sulla stessa linea Giovanni Paviera, AD e direttore generale di Generali Property Investment Sgr. "Dobbiamo ancora vedere l'effetto della crisi economica su prezzi e affitti di uffici, negozi e forse anche delle abitazioni. Credo che ci siano due alternative: o la crisi sarà lunga e caratterizzata dall'assenza di transazioni ma con prezzi sostanzialmente stabili, oppure avremo una crisi più breve ma con un deciso calo dei valori", dice.

Un po' meno pessimismo giunge da Mario Breglia, presidente di Scanari Immobiliari. "La mia sensazione è che finora l'abbiamo un po' scampata. Il driver principale del settore immobiliare sarà l'economia e in particolare il mercato del lavoro", osserva Breglia, secondo cui la possibilità di una ripresa generale - e quindi anche del mondo del mattone - "è leggermente più probabile" dello scenario assai più negativo di un ciclo a L che non vede a breve spiragli di rilancio.

Certo è che il mondo immobiliare post crisi non sarà più lo stesso. "Nulla sarà più come prima, almeno per un po', con la scomparsa di un certo tipo di mercato molto finanziarizzato, speculativo e indifferente alla qualità del prodotto", prosegue Breglia. Sarà anche un mercato "più ridimensionato" dopo il boom degli scorsi anni che l'analista - per la quantità di patrimonio passato di mano, "intorno ai 50 miliardi di euro di beni" - paragona alla cessione dei beni della Chiesa ai tempi di Quintino Sella.

"Si apre comunque un mercato interessantissimo e chi avrà capitali potrà entrare molto bene", dice Catella.

Sui tempi di uscita dalla crisi nessuno si sbilancia: "Forse quando i prezzi scenderanno davvero si tornerà ad acquistare, per ora opportunità non se ne vedono", commenta Lucaroni che aggiunge: "I più parlano di una ripresa a fine 2010: se fosse così, la crisi non sarebbe neanche così lunga".

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