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6 giugno 2009

Il castello di Carlà allo sceicco

Firmato l'accordo di acquisto del maniero: 17,5 milioni


Emanuela Minucci

Alla fine hanno firmato. Il castello di Castagneto Po, fiabesca residenza della famiglia Bruni Tedeschi, è stato venduto al tredicesimo uomo più ricco del mondo: il principe dell’Arabia Saudita Al Waleed Al Saud. Le indiscrezioni pubblicate due mesi fa da «La Stampa» circa l’interessamento di un emiro arabo sono state confermate.

Il 19 maggio scorso infatti, Marisa Bruni Tedeschi, madre della première dame di Francia Carlà, si è recata in uno studio di un commercialista torinese per sottoscrivere l’atto di vendita. Il castello, di proprietà della famiglia Bruni Tedeschi dal 1952, è stato comprato dal principe di Arabia Saudita (che da anni gestisce importanti operazioni immobiliari in Italia e ha parecchie azioni anche in Motorola e City bank) attraverso due società delle Cayman.

Il prezzo stabilito dall’atto, attraverso il quale sono state cedute al potente uomo d’affari arabo le quote della società Icer Sas, (Carla Sarkozy, la sorella Valeria e la madre Marisa hanno infatti trasformato in accomandita la società che controlla la tenuta di Castagneto Po e di ripartirsi poi le quote societarie) è di 17,5 milioni di euro. Tre mesi fa, la prima conferma, da parte di Marisa Bruni Tedeschi: «Sì, abbiamo finalmente trovato l’acquirente. Un arabo: gli unici che possono trattare l’acquisto di una residenza di quel tipo». Poche parole, accompagnate da un sorriso malinconico: «Tanto ormai avevamo chiuso con Castagneto. E chi ci andava più? Certo, mi spiace: anche le mie amiche dicevano che il suo giardino era meglio di quelli dell’Eliseo». Una confidenza che metteva la parola fine a mesi di trattative, più o meno segrete, pagine di inchiostro nei settimanali di gossip e, forse, alle trasferte italiane della famiglia Bruni-Sarkozy. Ora, però, il dado della vendita è tratto.

Il momento non è stato facile per Marisa Bruni Tedeschi, e la commozione le si leggeva negli occhi quando a pranzo, al circolo del Whist, insieme con gli avvocati, ha davvero messo la parola fine alla favola di Castagneto Po: in quel castello da 40 stanze e 1500 metri (arricchito da papà Alberto con una meravigliosa collezione di mobili, quadri, lampadari, tappeti, di Settecento e Ottocento) sono andati in scena gli anni più felici della sua vita, ampiamente ricordati nel libro di Gian Piero Bona «L’industriale dodecafonico». Per Marisa Bruni Tedeschi fu già un grande dolore quando dovette mettere all’asta il prezioso mobilio del castello: quadri d’autore, sedie Luigi XVI, tavoli intarsiati e gli arazzi antichi dietro i quali Carla e Valeria giocavano a nascondino. Furono battuti a Londra, da Sotheby’s.

Trecento lotti, valutati 7,2 milioni di sterline oltre 10,6 milioni di euro da destinare alla fondazione nata in memoria del fratello Virginio, prematuramente scomparso nel 2006. Tornando al castello, fra quelle mura la figlia maggiore, Valeria, girò parte del suo film autobiografico «È più facile che un cammello». «Di quella casa ho in mente ogni dettaglio - ricorda spesso l’attrice - tutto fa parte della mia memoria».

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