ricerca immobili

7 giugno 2009

Cambiano le famiglie italiane e le case diventano flessibili

Divorzi e nuove unioni, figli a carico, anziani con badanti
Gli spazi si fanno stretti. Ma il mercato edilizio è rimasto immo
bile

CASE-fisarmonica che si allargano e si restringono a comando. Case-palloncino da gonfiare quanto serve. Case-matrioska con le stanze che entrano una dentro l'altra. Sarebbe facile, così, abitare a misura nostra. Sarebbe bello poter allargare e allungare i nostri appartamenti come le mamme sagge facevano con l'orlo dei pantaloni dei bambini: case in crescita, che seguano la taglia dei nostri stili di vita. Ma le nostre case vere sono fatte di cemento e mattoni, roba dura: si chiamano, non per niente, beni immobili. La società invece è mobilissima: cambia la struttura delle famiglie, cambia la mappa catastale delle nostre esigenze. E le nostre case ci stringono, ci tirano, ci vestono male.

C'è una sottile Questione delle abitazioni, in Italia e nel mondo del benessere, che centoquarant'anni fa Engels non avrebbe potuto immaginare. A lui, che voleva prima di tutto dare un tetto decente a ogni famiglia proletaria, obiettivo peraltro ancora non raggiunto, questo problema forse sembrerebbe un lusso. Ma non lo è. Anzi, è precisamente, e di nuovo, un problema dei ceti più deboli. I ricchi abitano sempre in case giuste per loro. Gli altri si accontentano, e si adattano. Ma sempre più a fatica.

Immobile, il mercato immobiliare lo è per cultura. Arretrato, vecchio nella testa. Il suo idolo intoccabile è ancora il trilocale-con-servizi. Pescate uno di quei giornalini nelle rastrelliere e leggete: una litania di "due camere, soggiorno, ingresso".

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