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7 maggio 2009

Il Pirellone perde il primato Milano ricomincia a salire

Il sorpasso fissato per venerdì. Battuto il record di Gio Ponti. In costruzione altri «giganti»

Milano e l’altezza sono stati un connubio inscindibile. Sen­za rovine paragonabili a quel­le di Roma e delle Due Sicilie, in una pianura resa «magnifi­cente dal lavoro dell’uomo» (Carlo Cattaneo, «Notizie na­turali e civili su la Lombar­dia») solo un segno verticale che poteva stagliarsi sopra gli abitati, i campi coltivati e le ri­saie poteva rendere identifica­bile il luogo. Per questo, lo sti­le gotico della cattedrale e un «cantiere permanente» come quello della Veneranda Fabbri­ca del Duomo sono stati, e so­no, i simboli identificativi di Milano, espressioni dello spi­rito umano di costruire verso l’alto lavorando incessante­mente. Simboli tutt’altro che del passato, tanto che l’afferma­zione futurista di Boccioni, del cui movimento si celebra il centenario, avviene nel 1910 proprio con la tela «La città che sale», inno alla me­tropoli del futuro che si svi­luppa in altezza attraverso il lavoro. Ovvero la Milano di sempre. La Milano che vener­dì, con il secondo grattacielo della Regione Lombardia sali­rà ancora.

Nessuno violò il record in altezza della Madonnina (108,5 metri; altezza della sta­tua 4,16) realizzata dal Giusep­pe Perego e posta sulla più al­ta guglia che l’architetto Fran­cesco Croce costruì nel 1769 sino al grattacielo Pirelli di Gio Ponti. Qualche possibilità c’era stata: ma la Torre del Fila­rete al Castello Sforzesco (70 metri) costruita da Luca Bel­trami nel 1900 o la Torre Vela­sca del gruppo BBPR si erano fermate un po’ al di sotto. La Torre Velasca, del 1958, solo due metri al di sotto. Dunque si era pronti per il sorpasso. E questo arrivò con Gio Ponti e il suo grattacielo in ce­mento armato che, con gran­de scandalo e polemica, nel 1960 raggiunse l’altezza di 127,40 metri. Naturalmente i grandi grattacieli americani cresciuti come funghi di pie­tra dopo la crisi del ’29 erano già più alti. Ponti, che resta l’architetto italiano del Nove­cento più noto nel mondo, non aveva però costruito l’edificio più svettante d’Ita­lia, poiché sui due gradini più alti del podio restavano la cupola di Michelangelo di San Pietro (136 metri) e la Mole Antonelliana di Torino (167 metri).

Il Pirellone, inaugurato il 4 aprile del ’60, divenne subito il simbolo della borghesia del Nord e del boom economico. E per questo fu preso lettera­riamente di mira dall’anarchi­co protagonista di «La vita agra» di Luciano Bianciardi, che aveva il desiderio di farlo saltare in aria. Ma il grattacie­lo resistette anche il 18 aprile del 2002 quando Milano visse una pallida, ma pur sempre tragica, imitazione dell’11 set­tembre, con lo svizzero Gino Fasulo che alle 17.47 lanciò il suo aereo da turismo contro gli ultimi piani del colosso di cemento. Sembrò di assistere a un film già visto, con i nu­clei speciali dei vigili del fuo­co che si lanciarono su per le scale del Pirellone e si calano dall’alto recuperando vittime, feriti tra uno svolazzare di pol­vere e fogli e una foresta di macerie e frammenti.

Venerdì prossimo il gratta­cielo della seconda Sede della Regione Lombardia, progetta­to da Pei-Cobb attualmente in costruzione nell’area di via Melchiorre Gioia, raggiunge­rà e supererà l'altezza del Pirel­li diventando il punto più alto di Milano. «Alle 21.30 — ha di­chiarato il presidente della Lombardia Formigoni — sulla sommità del cantiere verrà collocata una pietra di quota che segnerà 127,40 metri». E sulla «pietra di quota» verrà poi posizionata la Madonnina di Cantiere, miniatura della Madonnina del Duomo, una cui copia di 85 centimetri è po­sta sulla sommità del gratta­cielo Pirelli sin dal 1960. Ma è un primato destinato a non durare. I tre grattacieli di Ci­tyLife che sorgeranno sul­­l’area della ex Fiera Campiona­ria saranno alti 170 metri (Li­beskind), 185 metri (Hadid) e 215 metri (Isozaki). Non ne­cessariamente una città alta è una grande città. Milano, pe­rò, ha storicamente scelto an­che questo: costruire vette di pietra sopra la pianura.

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