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1 aprile 2009

Crisi, mercato delle case in frenata. Compravendite: meno 20 per cento

Brusca frenata per le compravendite immobiliari a Torino: nel 2008 hanno fatto registrare un calo del 19,5 per cento. Poco meglio è andata nel resto della provincia (meno 13,5 per cento). L’effetto della crisi non tocca gli immobili di pregio li cui prezzi continuano ad aumentare.
In calo i mutui
: nel primo trimestre Unicredit stima una discesa del 25 per cento


Stefano Parola

Il mercato immobiliare torinese è in netta frenata. Nel 2008 le compravendite nel capoluogo hanno subìto un calo del 19,5 per cento rispetto all´anno precedente.
Meno peggio è andata nel resto della provincia, dove è stato venduto il 13,5 per cento di immobili in meno.
Una contrazione marcata, che però non ha influito troppo negativamente sui prezzi delle case.

Secondo i dati presentati da Fimaa Piemonte, la federazione che raccoglie gli agenti immobiliari della regione, a Torino le quotazioni degli appartamenti usati di tipo signorile sono anzi in leggero aumento: più 1,2 per cento.
Sono più stabili i prezzi degli alloggi di tipologia media, scesi appena dello 0,2 per cento. Il valore delle abitazioni è invece diminuito nel resto della provincia: quelle di pregio costano mediamente l´1,3 per cento in meno del 2007, quelle normali sono invece scese del 2 per cento.
Altro effetto riscontrato dai protagonisti del settore è il rallentamento della contrattazione: «Fino a un anno e mezzo fa - dice Alessandro Berlicioni, coordinatore listino prezzi della Fimaa - le transizioni si aprivano e si chiudevano nel giro di 3-4 mesi, sei al massimo.
Ora si sorpassano gli otto mesi, in alcuni casi si sfiora l´anno».

Insomma, il mercato è paludato, anche perché, spiegano alla Fimaa, «i risparmiatori o stanno scappando oppure preferiscono attendere, allarmati dalla situazione economica». Del resto, l´associazione degli agenti di vendita prevede che «i prezzi si potranno assestare verso il basso», ma che sarà soltanto «un lieve calo».
Dunque, c´è una certa sicurezza sul fatto che la bolla immobiliare non scoppierà, come è successo in altri Paesi come la Spagna o gli Stati Uniti. Perché l´Italia è diversa: negli scorsi anni i prezzi sono saliti di meno, in generale c´è una maggiore tendenza al risparmio, nel sistema bancario nazionale sembrano circolare meno titoli tossici e, soprattutto, i tassi di interesse (Euribor in testa) sono ai minimi storici.

Gli agenti immobiliari si aspettano una reazione dal mercato dei mutui, che lo scorso anno è andato in calando. Dallo studio della federazione emerge come al 30 settembre 2008 il monte dei finanziamenti erogati oltre il breve termine sia sceso del 15,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente.
Niente in confronto al consistente calo dei nuovi mutui erogati: meno 27 per cento. Segno che le famiglie sono state spaventate dalla crisi finanziaria, ma anche che gli istituti di credito si sono fatti più rigidi nelle erogazioni.

Tanto da far intervenire la presidente dell´Ascom Torino, Maria Luisa Coppa: «Il settore immobiliari - dice la numero uno dell´associazione commercianti, che raccoglie anche gli intermediari - lancia un appello alle banche, che credo non stiano facendo la loro parte.
È evidente che esiste un problema che si abbatte soprattutto sul ceto medio, nonostante i nostri istituti di credito sostengano il contrario». Perché, come fanno notare i vertici della Fimaa, i dati sui prezzi dicono proprio questo: la domanda per le case di fascia più elevata, destinate alle famiglie con redditi più alti, rimane alta, mentre tutte le altre tipologie soffrono.

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