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10 novembre 2008

Immobiliare, crisi: a rischio il 40% dei piccoli intermediari

Ma le grandi reti in franchising puntano ancora su espansione

MILANO, 7 NOVEMBRE (Apcom) - La crisi del settore immobiliare si fa sentire anche in Italia e a farne le spese, come spesso accade, sono, prima degli altri, gli operatori più piccoli.

Per il 2008, infatti, il 40% degli intermediadi iscritti alle camere di commercio italiane potrebbe non rientrare nei parametri previsti oper gli studi di settore a causa del calo del giro d'affari. Un quadro allarmante - tracciato dalle stime dalla Fiaip, la federazione degli agenti immobiliari professionali - che trova conferma nei dati diffusi nell'ultimo rapporto dell'Agenzia del Territorio sulle compravendite immobiliari, crollate nel primo semestre dell'anno del 12,3% per il mercato nel suo complesso e del 14% per il solo settore residenziali. E anche le proiezioni per il secondo semestre non promettono nulla di buono, con stime che indicano una contrazione intorno al 16%.

"Il quadro non è certo rassicurante, gli operatori stanno affrontando una situazione difficile che potrebbe protarsi anche nel 2009 e qualcuno potrebbe non farcela, soprattutto chi non ha saputo capitalizzare gli anni di forte crescita", ha dichiarato Franco Arosio presidente Fiaip, sottolineando che il "tentativo rimane comunque quello di mantenere gli attuali livelli occupazionali".

Paradossalmente a sostegno delle compravendite potrebbe arrivare un calo dei prezzi degli immobili, dopo il boom degli ultimi anni. Se infatti nella prima parte dell'anno i prezzi hanno accusato una flessione contenuta fra il 2-3%, nel secondo semestre i prezzi, in base a una media delle stime di diversi centri studi, potrebbero diminuire fra il 5-8%. Inoltre un fenomeno, oggi ancora poco significativo ma che in futuro potrebbe assumere un peso più rilevante, è quello del ritorno al mattone come bene di investimento dopo la crisi che si è abbattuta sui mercati finanziari. "In alcune agenzie, in particolare al centro e al nord, stiamo notando un ritorno di richieste di investimenti nell'immobiliare per difendere il capitale e metterlo a reddito", ha spiegato Fabiana Meliola responsabile ufficio studi di Tecnocasa, sottolineando però che "è ancora un fenomeno marginale e rigurda comunque una nicchia di potenziali acquirenti".

Chi invece non sembra risentire in modo marcato della crisi del settore sono i grandi gruppi di franchising di reti immobiliari.
In primo luogo Tecnocasa che complessivamente, fra agenzie di compravendita e di servizi finanziari, conta al 30 settembre circa 3700 agenzie di cui 3225 dedicate all'attività immobiliare pari a una quota di mercato del 30-35% fra i gruppi franchising e del 10% sul totale dell'intermediato in Italia. "Chiuderemo l'anno con un incremento di circa 50 agenzie rispetto a fine 2007, in linea con i nostri obiettivi anche se lo sviluppo è leggermente rallentato negli ultimi mesi", ha dichiarato Luigi Sada Ad di Tecnocasa Franchising. E se la crisi ha rallentato i progetti di sviluppo di un colosso come Tecnocasa, per i più piccoli le cose possono solo andare peggio. Ecco perché secondo Sada guardando avanti "il mercato delle agenzie immobiliari è destinato a un ulteriore consolidamento, con un aumento delle affiliazioni ai grandi player nazionali o ad aggregazioni fra realtà più piccole. Solo sfruttando le economie di scala sul fronte della formazione, della pubblicità e dei servizi offerti si può stare sul mercato in modo competitivo".

La tendenza a un consolidamento fra le reti di franchising è stata colta per tempo dal gruppo Gabetti che da un lato ha costituito una joint venture con Ubh, Tree Re, in cui far confluire le agenzie in franchising e dall'altro ha deciso di liberarsi delle 102 agenzie di proprietà diretta, trasformandole a loro volta in punti vendita in franchising.
Gabetti era l'ultimo grande gruppo immobiliare ad avere ancora una rete di proprietà, ma dopo un'attenta analisi il modello di business è stato ritenuto non sufficientemente redditizio con conseguente licenziamento dei circa 500 dipendenti -300 assunti e 200 collaboratori - cui è stata offerta la possibilità di rilevare le agenzie.

"La scelta di adottare il franchising per l'intermediazione immobiliare residenziale è il frutto di una attenta valutazione che considera anche la situazione del mercato immobiliare del paese", ha spiegato il gruppo in una nota. Ai dipendenti è stata offerta la possibilità di rilevarle e, secondo quanto dichiarato da Gabetti, delle oltre 100 offerte pervenute, circa due terzi sono state formulate dagli stessi dipendenti. La società si dice "molto motivata ad acccogliere queste richieste e a far sì che le professionalità maturate in questi anni restino all'interno di Gabetti. Per questo sta trattando con le rappresentanze sindacali per giungere a formule agevolative condivise". Il prossimo incontro con i dipendenti e le sigle sindacali è fissato per il 14 novembre, anche se come hanno lamentato una cinquantina di dipendenti che hanno scioperato ieri davanti alla sede di Assolombarda, nei tre incontri precedenti non sono state formulate proposte particolarmente vantaggiose, anzi. E la decisione di manifestare davanti ad Assolombarda non è stata casuale dal momento che la famiglia Marcegaglia è azionista del gruppo con il 16,4% Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria siede nel Cda e il padre Steno ricopre la carica di vice-presidente.

Intanto il gruppo va avanti per la propria strada con l'obiettivo di potenziare la rete di vendita in franchising che fanno capo a Tree Re dove sono confluite le circa 600 agenzie Gabetti in franchising più quelle di proprietà Ubh, le circa 620 di Professione Casa e le 280 di Grimaldi. Il target al 2011 è di arrivare a circa 2200 agenzie, con l'apertura quindi di circa 700 nuovi punti vendita.

L'altro grande player del mercato italiano è Pirelli Re che conta su circa 615 agenzie in franchising sparse sul territorio nazionale. Per il gruppo della Bicocca le agenzie sono particolarmente strategiche visto che vengono utilizzate anche per la vendita degli immobili costruiti sulla base dei progetti di sviluppo gestiti dalla stessa Pirelli Re, mentre le altre rete di franchising vendono per lo più immobili realizzati su progetti di sviluppo di terzi. Altro elemento distintivo delle agenzie Pirelli è che sono utilizzate per vendere gli immobili dei fondi immobiliari gestiti dalla Sgr del gruppo. Per quanto riguarda le strategie di sviluppo della rete bisognerà attendere la presentazione del piano industriale di Pirelli Re in programma il prossimo febbraio.